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“Siamo dei silos che non si parlano” (avete mai sentito parlare un silos?), “funzioniamo come dei silos”, “la nostra realtà è fatta a silos”, “le vendite sono come un silos rispetto a noi del finance”. Il mantra recitato da molti Team in azienda, è “siamo come dei silos”.

La metafora della separazione, della “divisione”, l’atavico e utopico tentativo di tenere tutto sotto controllo “mangiando l’elefante a fette”, “strutturando” le funzioni aziendali (e quindi le dinamiche di relazione connesse) come “enti” a se stanti che devono mantenere una netta distinzione da tutto il resto, sono un esempio classico delle “premesse” errate circa la natura di una organizzazione: credere che la somma (spesso di tipo algebrico e pure forzata) di parti (silos) contribuisca a garantire una efficacia complessiva come espressione di un “tutto”. Il risultato è che crediamo di aver presidiato tutto mentre in realtà abbiamo confermato implicitamente che nessuna importanza rivestono le relazioni che si vengono a stabilire tra i vari silos e che non potranno che essere un esempio coerente con la “spinta a separare”.

Il silos è davvero qualcosa di “soffocante” (una volta si usavano per immagazzinare cemento, calce…). Provate a immaginare: siamo tutti dentro ad un contenitore, chiuso, dove ci stiamo anche in tanti probabilmente e…ci convinciamo di essere “una parte” che vive di luce propria e che persegue una sua strada, un proprio obiettivo, una meta precisa. Fa niente se andiamo dalla parte opposta rispetto a quella verso la quale, tutto il sistema-azienda, vorrebbe andare.

Questo “spezzettamento” di Vision separate (che in realtà dovrebbero essere uniche e condivise) è la conseguenza e, al tempo stesso, la causa di molte inefficienze e “fallimenti” nonché  di un terribile consumo di energie da parte di quei Team che affrontano sfide importanti per il futuro. Le sfide di business che esistono nel mondo sono globali…non sono “pezzetti”, monadi, ingranaggi.

Organizzazioni efficienti e pronte ad affrontare sfide di business “rilevanti” hanno bisogno di rompere i “silos” e di promuovere una cultura di massima condivisione, oltre che definire un Common Purpose (scopo comune), assicurandosi che tutti i Team vi aderiscano con passione e partecipazione attiva.

 

 

 

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che razza di esseri siamo noi che lo conosciamo in questo modo e contribuiamo a crearlo così come è.

“Abbiamo bisogno di sognare e di realizzare almeno una parte dei nostri sogni, o la nostra Vita andrà sprecata. Da questo faticoso riconoscimento nasce ogni possibile strada per “farcela”.”

 glamour…è quello di guardarsi dentro e non aver paura di quello che troviamo. 

Abbiamo dentro di noi tutto quello che occorre per “farcela.”

Coming soon! ;)

Massimo

 

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Dovrà diventare un “mantra”, una fede e, come tale, quasi “cieca”.

Le “persone al centro” di ogni attività organizzativa, di ogni sfida di business, di qualsiasi cambiamento: questo è il mantra che ogni Manager avrà bisogno di recitare.

I vantaggi? Persone “motivate”, messe nelle condizioni di poter esprimere tutto il potenziale presente, capaci di affrontare sacrifici con un senso di appartenenza “vero” e di produrre risultati oltre ogni aspettativa…persone attorno alle quali l’organizzazione “si modella”, producendo benessere diffuso attraverso un pieno e significativo engagement. Non esistono le organizzazioni che non mettono le persone al centro. Semplicemente, non esistono (conviene svegliarsi da questo “sogno”) e non esisteranno nel futuro.

Se non lo facciamo? Si creano burocrazie asfittiche, “postifici”, organizzazioni che cercano di sopravvivere guardandosi sempre e solo dentro, ego-riferite, “povere” e misere in termini di “valore” e produzione di valore per gli shareholders e stakeholders. Organizzazioni che credono di auto-alimentarsi, dando fondo alle risorse più preziose e rapidamente: le persone con le loro ambizioni e capacità meravigliose. La linfa che sta alla base di ogni produzione di valore e di ricchezza.

Come farlo? Assumendo un ruolo di leadership adattiva.

Significa imparare a conoscere il potenziale delle proprie risorse, a svelarlo, a permettere di esprimerlo. Significa che il Leader deve parlare con tutti, con le cosiddette “periferie” e chiedere, ascoltare, comprendere i bisogni, le sfide, le difficoltà esistenti. Solo da una consapevolezza profonda di “ciò che c’è” è possibile apprendere come muoversi verso una prospettiva migliore, più ricca, più soddisfacente.

I Clienti (anch’essi sono Persone) vogliono vedere organizzazioni che producono valore, che generano apprendimento e crescita per le persone che vi lavorano dentro. Vogliono lavorare con le “persone”, perché sanno che è da esse che arrivano le soluzioni, le proposte di miglioramento, le strade e le modalità per costruire un business sano e duraturo nel tempo.

Ecco perché conviene…conviene sempre, a tutti.

 

 

“Vedono solo gli alberi…e non la foresta”. Pezze, rattoppi, “contentini”, surrogati di soluzioni che poco hanno a che fare con le possibili risposte da dare ad una situazione critica come quella che il nostro paese sta vivendo. Cure palliative ad un paziente che non sta morendo, tutt’altro. E’ vivo, in coma, ma è vivo.

Sembra una corsa senza fine, un gioco a somma zero, uno dei tanti “nodi” di Laing, che non hanno nè principio tantomeno fine. E restiamo “impantanati” in questa melma.

Ma cosa deve essere vero per tutta la classe dirigente (di ieri e di oggi) per continuare un gioco siffatto? In che cosa devono credere, sperare, o a quali valori e principi si devono ispirare per perseverare cosi a lungo nell’attuare soluzioni che saranno, per l’ennesima volta, il nuovo problema che ci troveremo ad affrontare domani?

Una cosa è certa: i problemi che viviamo oggi sono e non possono non essere altro che il frutto dell’applicazione delle “soluzioni” di ieri. E un problema va conosciuto in tutta la sua struttura per poterlo poi, forse, risolvere. Essi non si generano attraverso fenomeni di causalità lineare, o approcci “logico-ragionieristici”…essi, “i problemi”, sono un spazio estremamente più ampio; sono un esempio di quelle stesse leggi e regole cibernetiche che governano l’Universo e la Natura e possono essere “compresi” solo con un approccio adeguato di tipo sistemico, olistico, “mentale”. Per risolvere i problemi degli Uomini bisogna conoscere gli Uomini, cioè comprendere che tipo di esseri siamo per conoscere ed intepreterare la realtà cosi come facciamo e per continuare a vivere come se la “mosca potesse davvero controllare l’elefante”.

“Non si può tentare di risolvere un problema allo stesso livello in cui esso si è manifestato”, affermava Albert Einsten.

Possibile che non ci siamo ancora svegliati da questa follia della logica formale, dell’utopia del potere e del controllo?

Perchè i primi a doverci svegliare…siamo proprio noi.

 

 

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“When things get you down, whether they are rooted to economic, social, physical, or relational distress, know that you don’t need a pill. You need some good mojo, a return to your truest inner source.”

- Bradford Keeney

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“C’è una libertà che possiamo conquistare, smettendo di “dover volere” per cominciare a desiderare ciò che si vuole, sentendo ciò che si sente davvero piuttosto che sentire quello che si dovrebbe sentire, immaginando la propria crescita e realizzazione piuttosto che giocare con noi stessi e disperdere talenti e l’immensa soddisfazione.

Massimo Bandinelli

 

 

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e, per informazioni, inviami una mail a: info@mbandinelli.it

 

 

 

 

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Fine 2013: tempo di bilanci e riflessioni.

Dopo un lungo anno di lavoro nelle aziende che ho avuto la fortuna di aiutare, è tempo di provare ad individuare alcuni apprendimenti riguardo a “comportamenti organizzativi” ricorrenti e diffusi in questo momento di difficile crisi.

E quindi:

- sembra che le persone abbiamo perso il senso dell’”influenza” e dell’ “influire”. Molti team impegnati nelle vendite che ho seguito da vicino, tendono a dimenticare che “vendere” è strettamente connesso alla capacità di influenzare…e non si può influenzare avendo timore di fare domande e di incontrare la gente. Se fino a dieci anni fa il problema era che esisteva una moltitudine di manager focalizzata sulla preparazione di centinaia di slides di powerpoint, oggi queste sono sostituite da un “cattivo” utilizzo dei social network dietro ai quali “ci si nasconde” e si alzano “barriere” in nome di una “brand reputation” assolutamente virtuale e poco attraente. Con i clienti si parla via Whatsapp…

- sembra che indagare i veri bisogni degli altri (clienti, collaboratori, stakeholders, shareholders, etc) sia un tabù, qualcosa di “pericoloso”, di inavvicinabile.

Da qui, si osservano ancora processi di vendita che non funzionano, dove la leva “prezzo” rimane una costante…anche se il mercato ci chiede (e a volte urla) di essere ascoltato. Imparare a “vendere a valore” è la vera sfida per molte organizzazioni.

- il termine “valore aggiunto” è misleading: non si capisce quale sia il valore e, peggio ancora, cosa ci sia di “aggiunto” e rispetto a cosa.

Non serve pensare in questo modo, gli altri non ci capiscono. Esiste un solo valore…non è aggiunto, è il valore che attribuisce chi ci sta difronte che deve essere compreso, ed è il “suo” valore aggiunto. Non il “valore aggiunto” preconfezionato da dischi di vendita e argomentazioni che provocano più “battaglie” e obiezioni che sviluppo di business

- la nostra Missione, quando “vendiamo”, è comprendere quali siano i veri bisogni del nostro interlocutore. Quelli profondi, i “bisogni dei bisogni”. Ma anche in questo caso…c’è ancora il timore che indagarli sia “entrare nel privato” di chi sta dall’altra parte. Un alibi davvero ricorrente e ricorsivo.

- la modalità di analisi dei “problemi”, delle sfide o delle difficoltà (specialmente in questo momento di difficile crisi) sembra essere ancora rimasta alla logica dei principi di “causa-effetto”.

C’è un misterioso tabù anche su questo tema. Si nota che le organizzazioni tendono a cercare di risolvere i “problemi” allo stesso livello in cui essi si sono manifestati. E questo non può funzionare, nè generare alcun rinnovamento…sarebbe un pò come provare a sollevarsi da terra da soli, prendendosi per i capelli.

- Sembra che manchi ancora una buona capacità di “prevedere” o anticipare. Tutti abbiamo dei bisogni, manifesti e latenti, ma pur sapendolo, le organizziazioni tendono ad essere intimorite nell’andare a comprenderli radicalmente e, conseguentemente, a costruire “offerte a valore” che soddisfino queste aspettative.

Una risposta possibile a questi punti? Imparare, apprendere, formarsi. Non ci sono altre strade nè scorciatoie.

E questo è quello che auguro a tutti di sperimentare.

Buona Natale a tutti i miei cari Lettori!

Massimo

 

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